lunedì 28 luglio 2014

UNA DOMENICA ALL' AGRITURISMO "LA COSTA"


Esistono posti incantati. Posti che ti mettono in pace con il mondo e in cui vorresti fermarti per lungo tempo. L'agriturismo "La Costa" è uno di questi. Un angolo di paradiso a neanche un ora da casa mia e che ho scoperto grazie a cari amici. Un vecchio borgo rurale, immerso nel Parco Regionale di Montevecchia e nella valle del Curone,  tra colline e vigneti, dove i proprietari, grazie ad una meticolosa ristrutturazione, sono riusciti a ricreare un ambiente che affascina e rilassa. Filari d' uva, casali in pietra, dolci colline e cipressi... uno scenario inatteso e difficile da immaginare per la bellezza, e la pace che si respira.
Il ristorante è composto da varie sale, su piu' livelli, tutte deliziosamente curate in ogni particolare. Accogliente, caldo e ricco di charme, nulla è lasciato al caso.Vengono proposti piatti della tradizione brianzola, cucinati egregiamente dallo chef Marco Mori e serviti con grande eleganza e cura. Una scelta attenta agli ingredienti provenienti da piccoli produttori della zona ed abbinata ai vini prodotti in azienda. La ciliegina sulla torta è stato il tavolo sul soppalco con vista mozzafiato sulla natura circostante. Un incanto.
Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno reso questa giornata perfetta.

 AGRITURISMO LA COSTA
 Via Curone, 15
      Perego - LC
       www.la-costa.it


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lunedì 21 luglio 2014

PETIT DEJEUNER AL MINT GARDEN CAFE'

 

Ultimamente mi capita sempre più spesso di cercare un po’ di conforto in tutto quello che mi circonda...che sia un croissant, un mazzo di fiori appena colto o una canzone. Così in una grigia mattina di luglio, tra tuoni e lampi, ho deciso d'entrare al Mint Garden Café e regalarmi una colazione tra fiori e colori.
Il locale nasce come un negozio di fiori, traformato in seguito in un bel bistrot aperto dalla colazione alla cena. I fiori freschi e le bellissime piante trasformano questo locale in un giardino "surreale", un posto che davvero ha la capacità di farti tornare il buonumore. Da segnare nel mio taccuino degli indirizzi belli e diversi.

Mint Garden Café
Via Felice Casati 12


  







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domenica 20 luglio 2014

LE INSTALLAZIONI DI CILDO MEIRELES


Se dovessi trovare tre parole per definire la mostra Installations di Cildo Meireles, allestita all’HangarBicocca, potrebbero essere: Fragilità, Dolore, Sfida.
L'artista brasiliano, considerato un pioniere dell’arte concettuale, fu uno dei primi artisti che, già negli anni sessanta, capì l’importanza di far interagire il pubblico con l' arte. Sperimentando strategie di pensiero e tecniche differenti, utilizza nelle sue sculture e installazioni un’ampia varietà di oggetti e materiali scelti per il loro significato simbolico. Esplora la percezione umana nella sua totalità, affrontando temi universali anche drammatici come la dittatura, il colonialismo, la globalizzazione e la repressione dei diritti umani.
La visita si snoda attraverso dodici opere, installazioni di grandissime dimensioni oppure sculture in scala microscopica....sono opere sovversive e sensuali, provocatorie e poetiche, violente e voluttuose.
Queste sono quelle che più mi hanno colpito...
  
BABEL, 2001 
Babel è un’altissima torre  di radio illuminata da una luce di colore blu e viola che emana una musica continua, generata dai molti canali radiofonici trasmessi simultaneamente. Alla base i modelli di radio più antiche e ingombranti mentre verso l'alto i più recenti e moderni. Il titolo dell’opera, che ha richiesto undici anni di disegni preparatori, fa riferimento alla vicenda biblica della Torre di Babele, secondo la quale Dio condannò i popoli della Terra a parlare lingue diverse come punizione per aver sfidato la volontà divina, costruendo una torre che raggiungesse il cielo. La molteplicità linguistica presente anche nell'opera è la metafora della difficoltà di comunicazione tra le diverse culture.


ATRAVES, 1983-1989
E' una delle opere più imponenti di Meireles e consiste in una grande struttura a forma di labirinto e da diversi materiali, utilizzati come barriere che rendono difficoltoso il passaggio del visitatore. Filo spinato, tralicci, ferro, reti,  sbarre e soprattutto un pavimento costituito da pezzi di vetro che si frantumano al passaggio.  Le barriere rappresentano, metaforicamente, passaggi obbligati che spesso non abbiamo semplicemente il coraggio di attraversare, come fossero situazioni costrittive del vivere.  L’attraversamento pare simboleggiare un percorso interiore accidentato, ogni passaggio spezza sempre di più il vetro sotto i nostri piedi (la fragilità umana) ed è sempre più difficile o azzardato calpestarlo. Alle due estremità del labirinto si trovano due vasche che contengono dei pesci dal corpo anch’esso trasparente: essi appaiono altrettanto fragili ma al tempo stesso vigili come fossero il riflesso di noi che li osserviamo. Através è senza dubbio un’opera che spinge l’osservatore a fare i conti con la percezione degli spazi e della visione stessa, con ciò che appare visibile o invisibile, penetrabile o impenetrabile.
Il rumore prodotto dai passi e le limitazioni visibili rinviano alla possibilità di spezzare queste e altre barriere.
 
 
 

OLVIDO, 1987-1989
Un teepee completamente rivestito da 6mila banconote, poggiato su tre tonnellate di ossa bovine (dall'odore pungente), racchiuso da un magico cerchio formato da 7mila candele spente:  Olvido documenta in modo esemplificativo la valenza sociale, politica, del lavoro di Meireles e testimonia con straordinaria efficacia gli effetti disastrosi dello strapotere occidentale sulle culture e sulle popolazioni delle aree più povere del mondo.
Nell'opera l’autore cerca un impatto forte con precisi riferimenti alla storia americana  che si edifica sulle ossa di ciò che ha distrutto.
Una traccia sonora che riproduce il rumore di una sega elettrica ci parla della distruzione delle foreste: quelle del Nord America per scaldare le case, quelle del Sud America per nutrire gli animali che a loro volta sfameranno il mondo in una catena puramente commerciale ove l’unico dio venerabile è il denaro che riveste la capanna stessa. Qui come in molte altre occasioni Cildo Meireles utilizza materiali molto semplici e immediatamente identificabili dal pubblico per esprimere concetti complessi di rilevanza globale che hanno strettamente a che fare con l’azione colonialista del passato e quella globalizzante del presente.
  
 


AMERIKKKA, 1991-2013
Amerikkka è una installazione costituita da un pavimento cosparso di 22.000 uova di legno e un soffitto realizzato con 55.000 proiettili svuotati: la sensazione è quella di camminare in una condizione di pericolo incombente ben rappresentata dalla metafora linguistica "camminare sulle uova" che si utilizza per figurare una situazione al limite della pericolosità, il soffitto incombe, esso appare come un tetto di aghi pronto a trafiggerci, mettere il piede in fallo potrebbe causare immani tragedie.
Analogamente nell’opera è possibile ancora una volta riflettere sulla propria fragilità e sul senso del pericolo al quale il potere supremo ci espone.


 

 


CINZA, 1984-1986
L'installazione è composta da due spazi distinti delimitati da due tende. Una nera con all'interno un pavimento composto da migliaia di gessetti bianchi, mentre la seconda bianca,  con un pavimento nero costituito da carbone. L'artista utilizza i tre elementi essenziali della pittura e del disegno: la tela, il gesso (riferimento alla moderna Street Art) e il carboncino ( riferimento alla tradizionale arte).
Il passaggio del pubblico da un ambiente all’altro crea la contaminazione che tende a rendere i due pavimenti via via sempre più simili, assumendo progressivamente una colorazione grigia che ricorda il colore della cenere (cinza in brasiliano).




ENTREVENDO, 1970-1994
L'opera consiste in una grande struttura di oltre otto metri a forma di imbuto alla cui estremità è collocato un ventilatore di aria calda. All’ingresso vengono offerti due cubetti di ghiaccio da mettere in bocca, uno dal sapore salato e l’altro dolce. Mentre ci si avvicina alla fonte di aria calda, il ghiaccio si scioglie dando concretezza al fenomeno della sinestesia: la medesima stimolazione sensoriale viene dunque percepita come una duplice esperienza, creando straniamento.


  

ABAJUR, 1997-2010
E' tra i lavori più recenti dell’artista, ed è formato da un lightbox cilindrico in movimento con immagini di un veliero coloniale in mezzo al mare, mentre il suono di gabbiani in volo aleggia nello spazio. Allo sguardo dello spettatore si svela, in un secondo momento, il meccanismo che fa muovere l’opera, costituito da alcune persone che azionano una dinamo che a sua volta ne fa roteare il perno centrale

 


MARULHO, 1991-1997
L' installazione è costituita da un lungo pontile in legno su un mare di carta creato da 17mila libri blu. Per attirare l’attenzione dello spettatore, voci diverse ripetono la parola "acqua" in 85 diverse lingue creando un rumore simile al mormorio delle onde.
Una installazione nella quale ci si immerge come fossimo realmente in una località di mare e passeggiassimo su un pontile al tramonto. 
Un invito a guardare un orizzonte che non c’è, e se esite, è solo nella mente di chi osserva.

  
  



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UNA PAUSA DA CA'PUCCINO

 

Credo che la zona di Porta Venezia, Palestro e Viale Majno sia tra le più eleganti di Milano. Adoro gli imponenti ed austeri palazzi, mi piace lo stile Liberty che si respira e adoro perdermi tra le stradine che si intrecciano tra questo triangolo dorato.
Ed è stato poprio in via Malpighi che mi sono imbattuta in Ca'puccino, la celebre catena di caffè e piccola ristorazione all’italiana, aperta quest'inverno e di cui avevo spesso sentito parlare.
In una città come Milano, dove il concetto di pausa è relativo, appena varcata la soglia del locale il desiderio di fermarsi si fa sentire immediatamente.  Complici le comode poltrone bianche e il wi-fi free, complice la luce che entra dalla ampie vetrate e invade gli ambienti. E soprattutto complici i libri che rivestono le pareti come tanti totem e che si possono sfogliare al tavolo o portare via a patto di lasciarne uno in cambio.
Da Ca'puccino si possono sorseggiare diversi tipi di caffè, da quello alla napoletana fatto con la macchinetta tradizionale, al Bicerin alla torinese con cioccolato fondente e crema di latte, dal goloso Bacio di dama con crema gianduja e biscotto, al buonissimo Zabaione con crema zabaione e panna montata. La pasticceria ricca e varia è firmata Salvatore De Riso e Luca Montersino, per un viaggio di sapori dalla Campania al Piemonte. In più, tutte le brioches del mattino sono freschissime e generosamente farcite con crema pasticcera, crema gianduja, confettura di lampone o albicocca fatte in casa.
A pranzo scelta di panini e piatti del giorno preparati solo con ingredienti di qualità. La mozzarella arriva da Caserta, la burrata da Bari, la focaccia è sfornata dal Panificio Tossini di Recco e la carne è di fassona piemontese. Dettagli che fanno la differenza in un menu che dà spazio anche a ricette vegetariane, come il leggero flan al finocchio con crema al basilico, gli sfiziosi strozzapreti al radicchio e scamorza e il genuino minestrone di verdure con pesto genovese.
Ogni giorno, dalle 17 alle 20, viene servito l'aperitivo all'italiana. In carta mix dall' allure vintage, come lo sono il Mimosa e il Rossini, in abbinamento alla pasticceria salata di Luca Montersino (mini quiches, cannoncini con mousse di gorgonzola, tarte tatin di pomodoro). Sabato e domenica, appuntamento con il brunch e il bruncino, generosa colazione a misura di famiglia.
Personale preparato, attento e gentile, il che non guasta, anzi, fidelizza. Tornerò.

 Ca'puccino caffè e cucina
Via Malpighi 1, Milano

 

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