venerdì 26 dicembre 2014

DOLCI PROFUMI ALLA PASTICCERIA CUCCHI

Ci sono molti modi per raccontare la storia di una città. Lo si può fare attraverso i monumenti, i palazzi, le opere o la si può raccontare  attraverso i molti locali storici che la animano. Sono tanti i ristoranti, le trattorie, i caffè o le pasticcerie che hanno contribuito alla tradizione di Milano per la qualità dei loro prodotti o perché protagonisti di pagine della storia d'Italia attraverso gli eventi di cui sono stati sede e le personalità che li hanno frequentati.
Alcune settimane fa, ho avuto la fortuna di poter visitare il laboratorio della storica pasticceria Cucchi: un viaggio alla scoperta della produzione del loro famosissimo panettone. Durante la dimostrazione, tra impasti, lieviti madre e profumi di canditi e burro, ho ascoltato rapita il racconto della proprietaria, nipote del fondatore. Guidata dall'omonima famiglia da tre generazioni, la pasticceria fu fondata nel 1936, diventando il primo "caffè concerto" della città. Rasa al suolo da un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale, venne ricostruita in poco tempo grazie alla determinazione ed alla tenacia dei proprietari, conservando tracce del passato e mantenendo la sua eleganza senza tempo. Tutto qui profuma di tradizione: i grandi lampadari retrò che illuminano le sale e i banconi, le vetrinette d'antan ed i camerieri impeccabili in giacca. Molti i poeti ed artisti che sono passati in questo locale, tutti conquistati dall'alta qualità dei prodotti e dalla cordialità del personale. Un attività portata avanti con amore e passione che punto sul rispetto della tradizione.
Pasticceria Cucchi
Corso Genova, 1




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lunedì 17 novembre 2014

TRAMONTI e RIFLESSI

   
 "Sapete, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. E’ un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. Sembra scontato, ma c’è del genio. E là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti" 
                           Alessandro Baricco                  


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venerdì 14 novembre 2014

A SPASSO PER BRERA


Brera è un quartiere dove spesso mi rifugio quando scappo dalla città. Sono sempre stata affascinata dalle sue strade acciottolata e quasi prive di traffico, dai suoi piccoli caffè e dalle sue gallerie d'arte. Mi piace pensarla come era un tempo: una piccola Montmartre fatta di alloggi popolari, case a luci rosse e abitata da squattrinati artisti bohémien che saldavano il conto del bar regalando le loro opere.
Oggi è decisamente più elegante, ricca, e glamour  ma è ancora possibile scoprire luoghi "antichi" perdendosi tra  le sue stradine secondarie. Uno dei miei preferiti si trova in via Ciovasso e si chiama la Bottega Rossa . Attirati dai molti manichini che "animano" la strada, si scopre  una porta rossa di legno ed un campanello. Provate a suonare...una signora dai capelli rosso fuoco ed un cappellino stravagante vi riceverà in questo minuscolo negozio di vestiti vintage. Cappelli di ogni forma raccolti in ceste e appoggiati ai tavolini, abiti d'epoca appesi alle grucce, camicette, guanti e spille con bellissime piume. Vi racconterà di lei e della Milano di una volta, facendovi sognare un pochino. Un negozio dall'aria retrò, come il suo vicino Urzì pelletteria del Novecento, dove si scoprono curiosi oggetti: borse, accessori dal sapore antico ma dal gusto contemporaneo e pulito.
Pochi metri più avanti, in un cortile, si trova la bellissima galleria d'arte Antonio Battaglia. Nei suoi spazi espositivi viene proposta la giovane pittura italiana e internazionale insieme a quella di artisti più importanti...date un occhio al suo sito ed ai vari eventi.
Incamminandosi verso Piazza del Carmine, si perde un pò di pace e la vita si rianima all'ombra della bellissima chiesa di Santa Maria e dal vociare delle locande, per poi ritrovarla in via Madonnina. Vi dò un consiglio...suonate un altro campanello questa volta quello di Aliprandi antichità. Troverete un luogo magico: Cristina la "padrona di casa",  vi riceverà circondata da magnifici dipinti e sculture, oggetti misteriosi e affascinanti, avori, coralli e oggetti in argento che raccontano storie di uomini e culture lontane nel tempo. E per finire in bellezza fermatevi a gustarvi un buonissimo cupcake da Di viole di liquirizia: piccole delizie per il palato e per il cuore. 
Buona Brera a tutti !



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sabato 1 novembre 2014

LIEVITO MADRE AL DUOMO


Era da circa un anno che Milano aspettava  trepidante l’apertura della pizzeria di Gino Sorbillo e finalmente la data che tutti aspettavamo è arrivata. Lievito Madre al Duomo  ha iniziato a sfornare le sue magnifiche pizze il 16 di ottobre ed i milanesi hanno cominciato a mettersi pazientemente in fila per assaggiare una delle 400 pizze (.."e non una di più") che ogni giorno verranno sfornate da Gennaro Salvo.
Una pizza a base di farine biologiche di tipo 0 che la rende altamente digeribile, impastata solo a mano con una lievitazione naturale che va da 28 a quasi 40 ore ed infine cotta nel forno a legna. Il risultato è strepitoso: una pizza croccante, a bordo basso e profumatissima. 
Gli ingredienti  sono scelti con estrema cura: pomodoro San Marzano D.o.p. del presidio Slow Food, pomodorini del Piennolo del Vesuvio, Conciato Romano (il formaggio più antico d'Italia), mozzarella con latte interamente italiano, parmigiano reggiano di montagna 36 mesi, alici di Cetara ed olio extravergine di oliva umbro. Anche i dolci arrivano direttamente da Napoli e dalla Costiera Amalfitana: in carta si alternano le bontà di Scaturchio, Salvatore De Riso e Capparelli presente coi suoi fantastici babà extralarge, profumati e sofficissimi.
Per garantire sempre prodotti di stagione, il menu cambierà ogni 120 giorni.
Pranzare o cenare da Gino Sorbillo, vuole dire fare una lunga coda in strada ma una volta dentro il servizio è rapido e di grande cortesia, altra caratteristica che Gino cura con grandissima attenzione. Assolutamente da provare !

Lievito Madre al Duomo
Largo Corsia dei Servi
 aperto tutti i giorni, orario 12:00-15:30 / 19:30-23:30 
 Non si può prenotare !
  


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giovedì 9 ottobre 2014

MILANO E LE SUE 50 SFUMATURE DI GRIGIO


"Milano è come la punta di un iceberg.
Sotto, immensa, c’è la sua storia.
Ogni tanto un’onda ne scopre un frammento, prima che le acque, nell’opera
di corrosione inarrestabile che questa città si è proposta per esistere
sempre presente a se stessa, nel presente, lo riportino sotto.
Millenni underground.
Per conoscerla, bisogna avere la pazienza di ascoltarla.
Con lo stetoscopio.
Come pulsa dentro.
Bisogna saperla sentire.
Suo malgrado.
Dove rivela la sua memoria. Diceva Nietzsche che la vitalità non trae giovamento
dalla storia. Chi vive, se vuole andare avanti, deve dimenticare.
Il suo passato.
E Milano si dimentica, si trasforma come la divinità azteca
con cui abbiamo iniziato questo libro.
Per sopravvivere a se stessa "

 Aldo Nove
 Milano non è Milano



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giovedì 18 settembre 2014

HAM HOLY BURGER

 
Scordatevi i fast food americani e il cibo di massa: da qualche tempo a Milano l’hamburger è una delizia da gourmet. Un fenomeno ormai talmente diffuso che si può arrivare al paradosso di un cibo veloce preparato con ingredienti Presidio Slow Food: è quello che avviene da Ham Holy Burger, affollato ristorante a pochi passi da Corso Garibaldi. Se siete curiosi di provare  nel più celebre panino del mondo nocciole, taleggio, spinaci, porri, glassa di ribes, erborinato di bufala, radicchio, funghi cardoncelli e molto altro questo è il posto che fa per voi.
Qui ogni piatto è preparato con carne esclusivamente piemontese e ingredienti di prima qualità: nei panini trovano posto il formaggio brie, la ratatouille di verdure e i pomodori secchi. Se invece amate l'hamburger classico sarete accontentati o optare per le insalate, la tagliata o le ottime polpettine gipsy di vitellone. Favolose le Fries gourmet: tagliate a spicchi, con tanto di buccia, da gustare con la salsa allo yogurt, senape, paprika, maionese al basilico o con del guacamole.
Uno degli ingredienti del successo è anche l’estrema modernità nel servizio: gli ordini si fanno tramite iPad, custodito nell’apposito scomparto di ogni tavolino: n questo modo è possibile fare le proprie scelte, chiedere aggiunte alla ricetta e specificare la cottura della carne senza dover chiamare un cameriere.
Nel giro di pochi istanti dall’ordinazione potrete già sorseggiare al tavolino la vostra birra Lurisia o Baladin, o magari la limonata fatta in casa. I prezzi sono medi-alti ma i prodotti sono ottimi.

HAM HOLY BURGER
Via Palermo, 15
Via Marghera, 34
www.hamholyburger.com



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venerdì 12 settembre 2014

LIBRERIA "ACQUA ALTA" A VENEZIA


La Bbc la cita tra le dieci librerie più belle del mondo e come "unica libreria sott'acqua". Sicuramente la si può descrivere come la più veneziana e fra le più bizzarre e originali in assoluto. Basta poco e si capisce perché: i centomila libri in vendita, fra nuovi e usati, non sono sistemati ordinatamente in lineari scaffali, ma accatastati in qualche mondo per terra, all'interno di barche, canoe, vasche da bagno e addirittura in una gondola. I libri non sono soltanto da comprare ma anche trasformati in veri e propri oggetti d'arredamento, come delle vecchie enciclopedie che sarebbero finite al macero ed invece sono state usate dal proprietario per creare una strepitosa scala nel terrazzino, che si affaccia sul canale e dal quale si vede la Corte Sconta, detta Arcana. A completare l'arredamento ci pensano anche remi, manichini e paline.
Il 60% dei libri è nuovo. Nelle varie sale si possono trovare "chicche" introvabili sulla storia di Venezia, ma anche classici in lingua straniera, libri fotografici, di musica, poesia e teatro, fumetti, cataloghi d'arte tarocchi veneziani, stampe e vecchie cartoline.
La stravaganza di questo enorme labirinto di libri, ricavato da un magazzino al piano terra che l'acqua alta "abbraccia" puntualmente, non può però essere raccontata, né capita, senza conoscere il suo ideatore. Si chiama Luigi Frizzo, ha 73 anni, si rivolge alle donne a suon di complimenti, parla perfettamente cinque lingue e ha girato in tutto il mondo. Ha avuto tre figli con tre donne diverse ed è diventato libraio a circa quarant'anni, dopo aver fatto il cameriere a bordo delle navi, il minatore, il carrozziere, la guida turistica e un'infinita serie di lavori saltuari in ogni angolo del globo. Il propietario e l'atmosfera contribuiscono a renderlo un posto unico in città.
La libreria "Acqua Alta", facile intuirlo, si chiama così perché, quando la marea cresce, Luigi e Gianni Coppola suo stretto collaboratore, vendono i libri con gli stivali di gomma addosso. In questo posto un po' "sconto" vicino a Campo Santa Maria Formosa, l'acqua entra che è un piacere e i libri, infatti, sono tutti sistemati a quindici centimetri da terra. L'idea di sistemarli in barche, vasche da bagno e in una gondola è venuta a Luigi sia per rimanere il linea con il titolo, sia per dare un tocco di originalità alla libreria. Tra gli scaffali troverete gironzolare quattro adorabili gatti, immancabili a Venezia, che mangiano e dormono tra la carta stampata.
Insomma un luogo che può essere tranquillamente considerato una delle meraviglie di Venezia ed una tappa obbligata per chi ama leggere e per chi vuole conoscere la città.

Libreria Acqua Alta 
Calle Lunga Santa Maria Formosa
5176/B Sestiere Castello


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giovedì 11 settembre 2014

L'INCANTEVOLE VENEZIA


"Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele ma non solo, ma è un grave errore: vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro."

Peggy Guggenheim aveva ragione: che sia la prima o la centesima volta che la si visita,  l’impatto con la città è di una suggestione indimenticabile. Sarà il suo secolare patrimonio d’arte, la sua origine e la sua stessa struttura così caratteristica da renderla unica al mondo, che fanno pensare a questa città come a una dimora di sogno, come ad un rifugio ideale offerto alle anime dei poeti, dei sognatori, degli artisti, custodi delle sue memorie e delle sue glorie.
Non basterebbero settimane per visitare tutti i suoi tesori ma quello che vi consiglio è (sempre se avete tempo a disposizione!) di  perdervi e vagare senza alcuna meta per le sue calli e i suoi campi. Io cerco di farlo ogni volta che mi trovo a visitare un luogo nuovo e devo dire che le scoperte più belle le ho fatte così. Ho messo via la mia guida e mi sono persa a naso all’insù libera dalle orde di turisti.
Ed eccomi in una Venezia diversa, vera, dove ho respirato un’aria nuova e solitaria, dove non c’è niente da vedere se non Venezia stessa. Ho passeggiato per sestrieri tranquilli , visitato mercati colorati e pieni di profumi, antiche chiese, botteghe artigiane e osterie nascoste. Ho mangiato in bacari frequentati da veri veneziani e tra cicheti e ombre ascoltato i loro racconti. Ho ammirato la vita di quartiere,  dove di giorno le grida dei bambini che giocavano si mescolavano alle chiacchiere delle signore sulle panchine, e di sera ascoltato il rumore dei miei passi tra le calli che sembrano irreali da tanto silenzio si sentiva. Insomma ho guardato la città da un'altra prospettiva.
Venezia è splendida. E vista così, tra andate e ritorni di campiello in calle, di salizzada in rio, che si scopre se la si ama oppure no. E io l’ho amata

"C'è una città di questo mondo,
ma così bella, ma così strana,
che pare un gioco di fata Morgana
o una visione del cuore profondo.
Avvilluppata in un roseo velo,
sta con sue chiese,palazzi,giardini,
tutta sospesa tra due turchini,
quello del mare, quello del cielo..."


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martedì 26 agosto 2014

MADESIMO


«Camminare per me significa entrare nella natura. Ed è per questo che cammino lentamente, non corro quasi mai. La Natura per me non è un campo da ginnastica. Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi. Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nei fiori. Le alte montagne sono per me un sentimento».
Reinhold Messner 


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venerdì 22 agosto 2014

I FENICOTTERI ROSA "NASCOSTI" NEL CUORE DELLA CITTA'


Nel quadrilatero del silenzio, esattamente in via Cappuccini 3 è possibile fare un avvistamento inaspettato. Dietro le grandi inferriate del cancello di Villa Invernizzi, un piccolo stormo di fenicotteri rosa si muove leggero e silenzioso tra il grande prato e la piscina costruita per loro.
Un'oasi esclusiva un luogo intimo e protetto al quale sfortunatamente non si può accedere essendo la villa privata,  ma che è possibile sbirciare attraverso il cancello e le grandi siepi. 
Una Milano che non ti aspetti....



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lunedì 28 luglio 2014

UNA DOMENICA ALL' AGRITURISMO "LA COSTA"


Esistono posti incantati. Posti che ti mettono in pace con il mondo e in cui vorresti fermarti per lungo tempo. L'agriturismo "La Costa" è uno di questi. Un angolo di paradiso a neanche un ora da casa mia e che ho scoperto grazie a cari amici. Un vecchio borgo rurale, immerso nel Parco Regionale di Montevecchia e nella valle del Curone,  tra colline e vigneti, dove i proprietari, grazie ad una meticolosa ristrutturazione, sono riusciti a ricreare un ambiente che affascina e rilassa. Filari d' uva, casali in pietra, dolci colline e cipressi... uno scenario inatteso e difficile da immaginare per la bellezza, e la pace che si respira.
Il ristorante è composto da varie sale, su piu' livelli, tutte deliziosamente curate in ogni particolare. Accogliente, caldo e ricco di charme, nulla è lasciato al caso.Vengono proposti piatti della tradizione brianzola, cucinati egregiamente dallo chef Marco Mori e serviti con grande eleganza e cura. Una scelta attenta agli ingredienti provenienti da piccoli produttori della zona ed abbinata ai vini prodotti in azienda. La ciliegina sulla torta è stato il tavolo sul soppalco con vista mozzafiato sulla natura circostante. Un incanto.
Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno reso questa giornata perfetta.

 AGRITURISMO LA COSTA
 Via Curone, 15
      Perego - LC
       www.la-costa.it


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lunedì 21 luglio 2014

PETIT DEJEUNER AL MINT GARDEN CAFE'

 

Ultimamente mi capita sempre più spesso di cercare un po’ di conforto in tutto quello che mi circonda...che sia un croissant, un mazzo di fiori appena colto o una canzone. Così in una grigia mattina di luglio, tra tuoni e lampi, ho deciso d'entrare al Mint Garden Café e regalarmi una colazione tra fiori e colori.
Il locale nasce come un negozio di fiori, traformato in seguito in un bel bistrot aperto dalla colazione alla cena. I fiori freschi e le bellissime piante trasformano questo locale in un giardino "surreale", un posto che davvero ha la capacità di farti tornare il buonumore. Da segnare nel mio taccuino degli indirizzi belli e diversi.

Mint Garden Café
Via Felice Casati 12


  







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domenica 20 luglio 2014

LE INSTALLAZIONI DI CILDO MEIRELES


Se dovessi trovare tre parole per definire la mostra Installations di Cildo Meireles, allestita all’HangarBicocca, potrebbero essere: Fragilità, Dolore, Sfida.
L'artista brasiliano, considerato un pioniere dell’arte concettuale, fu uno dei primi artisti che, già negli anni sessanta, capì l’importanza di far interagire il pubblico con l' arte. Sperimentando strategie di pensiero e tecniche differenti, utilizza nelle sue sculture e installazioni un’ampia varietà di oggetti e materiali scelti per il loro significato simbolico. Esplora la percezione umana nella sua totalità, affrontando temi universali anche drammatici come la dittatura, il colonialismo, la globalizzazione e la repressione dei diritti umani.
La visita si snoda attraverso dodici opere, installazioni di grandissime dimensioni oppure sculture in scala microscopica....sono opere sovversive e sensuali, provocatorie e poetiche, violente e voluttuose.
Queste sono quelle che più mi hanno colpito...
  
BABEL, 2001 
Babel è un’altissima torre  di radio illuminata da una luce di colore blu e viola che emana una musica continua, generata dai molti canali radiofonici trasmessi simultaneamente. Alla base i modelli di radio più antiche e ingombranti mentre verso l'alto i più recenti e moderni. Il titolo dell’opera, che ha richiesto undici anni di disegni preparatori, fa riferimento alla vicenda biblica della Torre di Babele, secondo la quale Dio condannò i popoli della Terra a parlare lingue diverse come punizione per aver sfidato la volontà divina, costruendo una torre che raggiungesse il cielo. La molteplicità linguistica presente anche nell'opera è la metafora della difficoltà di comunicazione tra le diverse culture.


ATRAVES, 1983-1989
E' una delle opere più imponenti di Meireles e consiste in una grande struttura a forma di labirinto e da diversi materiali, utilizzati come barriere che rendono difficoltoso il passaggio del visitatore. Filo spinato, tralicci, ferro, reti,  sbarre e soprattutto un pavimento costituito da pezzi di vetro che si frantumano al passaggio.  Le barriere rappresentano, metaforicamente, passaggi obbligati che spesso non abbiamo semplicemente il coraggio di attraversare, come fossero situazioni costrittive del vivere.  L’attraversamento pare simboleggiare un percorso interiore accidentato, ogni passaggio spezza sempre di più il vetro sotto i nostri piedi (la fragilità umana) ed è sempre più difficile o azzardato calpestarlo. Alle due estremità del labirinto si trovano due vasche che contengono dei pesci dal corpo anch’esso trasparente: essi appaiono altrettanto fragili ma al tempo stesso vigili come fossero il riflesso di noi che li osserviamo. Através è senza dubbio un’opera che spinge l’osservatore a fare i conti con la percezione degli spazi e della visione stessa, con ciò che appare visibile o invisibile, penetrabile o impenetrabile.
Il rumore prodotto dai passi e le limitazioni visibili rinviano alla possibilità di spezzare queste e altre barriere.
 
 
 

OLVIDO, 1987-1989
Un teepee completamente rivestito da 6mila banconote, poggiato su tre tonnellate di ossa bovine (dall'odore pungente), racchiuso da un magico cerchio formato da 7mila candele spente:  Olvido documenta in modo esemplificativo la valenza sociale, politica, del lavoro di Meireles e testimonia con straordinaria efficacia gli effetti disastrosi dello strapotere occidentale sulle culture e sulle popolazioni delle aree più povere del mondo.
Nell'opera l’autore cerca un impatto forte con precisi riferimenti alla storia americana  che si edifica sulle ossa di ciò che ha distrutto.
Una traccia sonora che riproduce il rumore di una sega elettrica ci parla della distruzione delle foreste: quelle del Nord America per scaldare le case, quelle del Sud America per nutrire gli animali che a loro volta sfameranno il mondo in una catena puramente commerciale ove l’unico dio venerabile è il denaro che riveste la capanna stessa. Qui come in molte altre occasioni Cildo Meireles utilizza materiali molto semplici e immediatamente identificabili dal pubblico per esprimere concetti complessi di rilevanza globale che hanno strettamente a che fare con l’azione colonialista del passato e quella globalizzante del presente.
  
 


AMERIKKKA, 1991-2013
Amerikkka è una installazione costituita da un pavimento cosparso di 22.000 uova di legno e un soffitto realizzato con 55.000 proiettili svuotati: la sensazione è quella di camminare in una condizione di pericolo incombente ben rappresentata dalla metafora linguistica "camminare sulle uova" che si utilizza per figurare una situazione al limite della pericolosità, il soffitto incombe, esso appare come un tetto di aghi pronto a trafiggerci, mettere il piede in fallo potrebbe causare immani tragedie.
Analogamente nell’opera è possibile ancora una volta riflettere sulla propria fragilità e sul senso del pericolo al quale il potere supremo ci espone.


 

 


CINZA, 1984-1986
L'installazione è composta da due spazi distinti delimitati da due tende. Una nera con all'interno un pavimento composto da migliaia di gessetti bianchi, mentre la seconda bianca,  con un pavimento nero costituito da carbone. L'artista utilizza i tre elementi essenziali della pittura e del disegno: la tela, il gesso (riferimento alla moderna Street Art) e il carboncino ( riferimento alla tradizionale arte).
Il passaggio del pubblico da un ambiente all’altro crea la contaminazione che tende a rendere i due pavimenti via via sempre più simili, assumendo progressivamente una colorazione grigia che ricorda il colore della cenere (cinza in brasiliano).




ENTREVENDO, 1970-1994
L'opera consiste in una grande struttura di oltre otto metri a forma di imbuto alla cui estremità è collocato un ventilatore di aria calda. All’ingresso vengono offerti due cubetti di ghiaccio da mettere in bocca, uno dal sapore salato e l’altro dolce. Mentre ci si avvicina alla fonte di aria calda, il ghiaccio si scioglie dando concretezza al fenomeno della sinestesia: la medesima stimolazione sensoriale viene dunque percepita come una duplice esperienza, creando straniamento.


  

ABAJUR, 1997-2010
E' tra i lavori più recenti dell’artista, ed è formato da un lightbox cilindrico in movimento con immagini di un veliero coloniale in mezzo al mare, mentre il suono di gabbiani in volo aleggia nello spazio. Allo sguardo dello spettatore si svela, in un secondo momento, il meccanismo che fa muovere l’opera, costituito da alcune persone che azionano una dinamo che a sua volta ne fa roteare il perno centrale

 


MARULHO, 1991-1997
L' installazione è costituita da un lungo pontile in legno su un mare di carta creato da 17mila libri blu. Per attirare l’attenzione dello spettatore, voci diverse ripetono la parola "acqua" in 85 diverse lingue creando un rumore simile al mormorio delle onde.
Una installazione nella quale ci si immerge come fossimo realmente in una località di mare e passeggiassimo su un pontile al tramonto. 
Un invito a guardare un orizzonte che non c’è, e se esite, è solo nella mente di chi osserva.

  
  



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